Istinto di Pier Angelo Remelli – 2 parte
Istinto di Pier Angelo Remelli – 2 parte

Istinto di Pier Angelo Remelli – 2 parte

Istinto
di Pier Angelo Remelli- 2 parte
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Prima parte

E incurante degli avvertimenti di Papà, ecco che scatto agilissima, per acchiappare la misera bestiola, ma questa con rapidi passetti riesce a sfuggirmi, lasciandomi di stucco e ricomparendo poco dopo dietro una poltrona.

Con un agile guizzo comincia la mia rincorsa, durante la quale faccio ribaltare qualche piccolo soprammobile di relativa importanza (ai miei occhi, ma non a quelli di Papà che subito li rimette a posto), ma, in compenso, mi sto avvicinando sempre più all’animaletto e sono quasi sul punto di prenderlo…

«Ti ho già detto di stare ferma!» mi rimprovera Papà, afferrando e sollevando velocemente il topo per la coda, prima che io abbia la possibilità di ghermirlo, e guardandomi con durezza.

Apre la porta d’ingresso per far uscire pacificamente il topolino, che se la svigna senza farselo ripetere due volte.

«Certo che un po’ di compassione non guasterebbe!» afferma Papà, ma io non sono d’accordo.

Affatto!

Se qualcuno osa interrompere la mia pace, allora dovrebbe essere punito.

Papà sospira, scuotendo leggermente la testa e indicandomi la porta d’ingresso.

All’inizio lo fisso confusa. Vuole per caso sbarazzarsi di me, ora? Ma poi mi ricordo le parole di prima: dovevamo uscire per andare al bosco, il mio luogo preferito.

Così ci avviamo. Respiro l’aria della libertà attorno a noi. Camminiamo l’uno di fianco all’altra per la piccola città, tra vie e vicoli, tra case moderne e vecchie, tra persone giovani e anziane, finché non giungiamo nel bosco isolato e tranquillo, alla fine di una stretta stradina di campagna.

Questo posto mi suscita un’immensa felicità, come solo Casa può fare, con i suoi fitti alberi color verde smeraldo, i suoi piccoli animaletti di ogni specie, l’odore del muschio e il lago nel cuore di una radura.

Oggi è una splendida giornata: il cielo è sereno, per cui non c’è alcun rischio di bagnarsi dalla pioggia. Papà ammira affascinato il paesaggio di fronte a noi, nonostante abbia visitato questi luoghi già un’infinità di volte, persino prima del mio arrivo nella sua vita.

E io, be’, io comincio a correre felice e libera per i lussureggianti alberi e finché mi sdraio per un breve momento grata sotto la loro ombra così rinfrescante in questa giornata afosa. Poi corro nuovamente, lo faccio per un lasso di tempo che mi sembra totalmente indefinibile, infinito e breve al tempo stesso, finché, assetata, non mi fermo nella radura per riprendere fiato. Poi cammino in maniera rilassata fino a giungere verso l’ampio lago, formato da acqua fresca e cristallina. Mi fermo per bere un sorso. La sensazione dell’acqua gelata sulla pelle e sulla lingua non mi piace tanto, ma so che non c’è niente di meglio che lasciare che la freschezza dell’acqua ti accarezzi la gola dopo una lunga corsa fatta in questo caldo. Papà mi raggiunge camminando, sedendosi di fianco a me e osservando la splendida radura. Ha ragione.

Prima parte

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