Il segreto della capsula del tempo di Rita Serra – 3 parte
Il segreto della capsula del tempo di Rita Serra – 3 parte

Il segreto della capsula del tempo di Rita Serra – 3 parte

Il segreto della capsula del tempo
di Rita Serra - 3 parte
Racconto in esclusiva per blog.remelli.eu

Seconda parte

La cameretta di Annalisa era luminosa e molto grande. La mia invece era piccola. Anna era figlia unica e forse era per questo. La mamma mi aveva fatto trasferire nella nuova cameretta quando mio fratello Carlo aveva preso quella di Antonio, che si era trasferito a Milano per studiare legge all’università. La stanza di Anna aveva una grande finestra, abbellita da due tende arancioni, che riprendevano il colore del grande tappeto peloso ai piedi del letto e dello sgabello foderato della scrivania in rovere. Ci sedemmo tutti e tre nel grande tappeto e Annalisa distribuì a me e a Roberto due fogli che aveva strappato dal mezzo di un quadernone a quadretti per prendere appunti. Roberto, che si era momentaneamente distratto a guardare rapito il dorso dei sette libri della saga di Harry Potter che spiccavano in fila ordinata dalla libreria, aveva tutta l’aria di un coniglietto perché aveva la bocca aperta da cui spuntavano gli incisivi giganti. Roberto soffriva per quel difetto fisico e aveva pregato mille volte il suo dentista di fare qualcosa, di limarglieli, perché i compagni di scuola – tra i quali si distingueva il nostro odioso Stefano – lo prendevano in giro. Annalisa lo guardò per un secondo e poi mi rivolse un’occhiata divertita. Quando vidi le fossette spuntarle sulle guance mentre sorrideva, beh, non potei far altro che arrossire e sghignazzare e così, ci ritrovammo tutti e tre a ridere. Roberto sapeva che non avevamo riso di lui, bensì della sua espressione e così non si offese, ma anzi, aveva riso a sua volta.

«Io amo quei film, ragazzi, lo sapete!» disse. «Però non ho mai avuto il coraggio di leggere i libri… mi sembrano pesanti!»

«Cooosa?», esclamò Annalisa, sollevando le sopracciglia in modo sorpreso. «Tu non hai mai letto i libri di Harry Potter? Tu DEVI leggerli! Facciamo così, prima leggiamo questo», disse agitando in aria il libro ritrovato nella Capsula del Tempo. «e prima io ti presto i miei libri! Allora, affare fatto? Ovviamente dobbiamo impegnarci nel compito!»

«Ci sto!» esclamò Roberto, soddisfatto dalla proposta della nostra amica.

«Perfetto… vediamo…» Annalisa sfogliò il volumetto e trovò la data di stampa nell’ultima pagina prima della copertina. «Segnate: finito di stampare nel mese di luglio 1971. Autore: Sven Hassel. Con la H e due S, Rob! Sì… Titolo: Kameraden. Chissà cosa significa.»

«Lo spiegherà dentro al libro, no?» dissi. Annalisa annuì e passò alla prima pagina per iniziare la lettura della presentazione del libro e dell’autore. E che dire, ci stava catturando. Anche perché alcune parti erano imbarazzanti per noi che avevamo solo tredici anni. Ma al di là di quello, tra risatine e guance rosse, stavamo continuando la lettura di quello che a prima vista ci era sembrato solo un vecchio e brutto libro. Mezz’ora dopo, Annalisa aveva già letto ventisei pagine ed eravamo al capitolo quarto, intitolato “Zia Dora”.

«…. era una donna rigida e…ragazzi, ASPETTATE!», esclamò Annalisa e tornò indietro di qualche pagina. Mise il segno col dito e poi sfogliò il libro pagina per pagina per un po’ e la sua bocca si aprì per lo stupore. «Ragazzi, qualcuno ha scritto qualcosa!» disse con gli occhi illuminati di trionfo.

«Che stai dicendo?» chiesi, scettico. Magari il ragazzino che lo aveva letto prima di noi aveva semplicemente scribacchiato qua e là per la noia. Eppure, quando Annalisa si sedette sui talloni e ci indicò ciò che l’aveva colpita, beh, io e Roberto ci guardammo stupiti. Non era possibile! Ogni tanto nelle pagine si trovava una sola lettera cerchiata di nero, probabilmente con una penna.

«Qualcuno ha cerchiato queste lettere. Perché non proviamo a scriverle e vediamo se compongono una frase?» propose Roberto.

«Okay. Zeta», cominciò a leggere Annalisa, ma si fermò. Sollevò gli occhi su di noi con aria interrogativa.

«E ora che c’è?» domandai. Indicò la pagina del libro e vedemmo che era stata camuffata. «La pagina ventidue diventa venticinque. E perché?»

«Guardate, è la stessa cosa anche nelle altre pagine in cui sono state cerchiate delle lettere…ma che senso ha?» chiese Annalisa.

«Forse c’entra con la lettera cerchiata. Scriviamole tutte e due, no?» propose Roberto. La sua teoria ci parve sensata e ci ritrovammo a scrivere in abbinamento lettere e numeri.

«… adesso la Vu doppia di EWALD, pagina trentasei che diventa ventidue, trattino dieci.. Due numeri separati da un trattino? Ah, forse è riferito all’altra lettera cerchiata: la Kappa di Kraus» continuò a leggere Annalisa, sfogliando man mano le pagine. Giunta a pagina settantasette del volume, che era stata modificata in numero sei e in cui la mano misteriosa aveva cerchiato la lettera Gi, non trovammo più nessun carattere evidenziato o numero alterato.

«Questo è decisamente un messaggio in codice, ragazzi! Che meraviglia!» esclamò Annalisa, quando ebbe appurato l’assenza di ulteriori indizi. Completamente dimentichi del compito che la professoressa Barbero ci aveva assegnato per il prossimo giovedì, leggemmo insieme il messaggio ad alta voce, per cercare di decifrarne il contenuto.

Il messaggio misterioso diceva:

Cifrato1

«Secondo voi che cosa vorrà dire?» chiese Annalisa, guardandoci a turno.

Seconda parte

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